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Cari amici volontari Tarantini,

in questi giorni di frenetica corsa a trovare soluzioni idonee a tenere in vita la più grande industria dell’acciaio europea, da italiano, ma notoriamente pugliese e orgogliosamente vicino a voi del gruppo AIOS PROTEZIONE CIVILE-Taranto, vorrei fare un breve ragionamento e lanciare un appello per la vostra bella città.

Se ArcelorMittal chiude l’Ilva, come ora appare deciso, una Regione salta e l’Italia andrà in ginocchio. Le citazioni, le condanne e le sentenze, certamente con il tempo arriveranno, ma Taranto sarà economicamente decisamente morta e i Tarantini, che già molti vivono questo dramma, subiranno l’ennesima delusione, scippi e danni di ogni genere.

Le polemiche e le minacce giudiziarie sul contratto ex ILVA a Taranto a che servono? Chiunque effettua degli investimenti, siano finanziari, industriali o immobiliari, ragiona così: prima prendo il mio e poi si vede. Questo perché il governo italiano è debolissimo, e con le lentezze della burocrazia e della giustizia, chi verrà tra 10-20 anni a esigere penali? Ma la cosa grave è che ancora una volta la politica (o meglio i politici) lasciano decidere e fare alla Magistratura, trasferendo così il loro potere decisionale.

Quando si fanno grandi investimenti –peraltro complessi e internazionali- contano solo tre elementi: a) la stabilità politica, b) la convenienza delle parti a breve e a medio/lungo termine, c) i rapporti di forza strategica. Questo governo o i governi precedenti non lo sapevano e/o hanno fatto finta di non saperlo? Oppure, che è peggio, ignorano le leggi basilari della politica in senso generale e in particolare la politica industriale e la economia politica.

Credo, rileggendo un po’ di storia, che la città di Taranto sostanzialmente da sempre ha smesso di esistere. Da due secoli è stata, e continua ad essere, solo un contenitore di idee altrui. In tanti Infatti volevano fare il ponte commerciale tra l’Europa, l’Asia e l’Africa. Ma il Regno d’Italia, appena dopo l’unificazione, ne fece il suo porto militare principale.

La prima Repubblica, post ventennio seconda guerra mondiale, nella sua nobile spinta entusiasta di sviluppare il Sud e indirizzarlo ad una prospettiva di politica industriale –distruggendo così il turismo archeologico e le distese di terreni a vocazione agricola intensiva- ci fece l’ITALSIDER, la più grande e sofisticata industria dell’acciaio d’Europa. Dopo..... non c’è stato altro. Agli inizi del 2000, l’allora governo Prodi avrebbe voluto farne il più grande porto commerciale dell’Europa, con l’aiuto e il supporto logistico degli Olandesi, ma di nuovo, per la politica di “decidere di non decidere”, il progetto restò lettera morta.

Ora il governo ha qualche idea? Ce l’ha la Città? Se il governo di Roma è debole, confuso e diviso, quello di Taranto attende decisioni dall’alto che forse arriveranno ma troppo tardi per guardare al futuro della bellissima Città.

E’ ora che ci si sieda seriamente intorno ad un tavolo per discutere e poi condividere la decisione da dove ripartire, tutti assieme, senza tentennamenti, ma ripercorrendo il passato per decidere del futuro.

Può un ulivo continuare a crescere rigoglioso se gli tagliamo le radici?

Bari 17 novembre 2019

Il Presidente Volontario

Giacomo Pellegrino

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